ANNUNCIO FINALISTI PREMIO EROTICO ITALIANO 2016

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Questi i nomi dei 6 finalisti del Premio Erotico Italiano 2016 per le sezioni A (Poesia Erotica Inedita) e B (Racconto Erotico Inedito) – a breve saranno resi noti i vincitori per ciascuna categoria. Al momento sono espressi in mero ordine alfabetico per cognome.
 
Sez. A – Poesia Erotica Inedita
 
– Domenica Garaffa con la poesia CAPOVOLTO
– Silvio Straneo con la poesia DITA D’AMORE
– Roberto Utzeri con la poesia LINGUA
 
Sez. B – Racconti Erotici Inediti
 
– Gregorio Antonuzzo con il racconto CENA A CASA TUA
– Maria Benedetta Errigo con il racconto UN PIATTO ESTIVO
– Francesco Lombardo con il racconto LA TANA
 
Ringraziamo sentitamente e sinceramente tutti i partecipanti a questa seconda edizione del Premio Erotico Italiano! Ci è voluto tempo per decretare i finalisti! Grazie e a presto per i nomi dei vincitori!

Intervista a Scarlett Martini: la Dark Lady del burlesque

di Paolo Bianchi

Scarlett Martini è la performer di burlesque italiana più famosa al mondo. La ringraziamo per aver concesso questa intervista al Salotto Erotico Italiano.

Paolo: Scarlett, quando e come è avvenuto il tuo incontro con il mondo del burlesque?

Scarlett:  Credo che il Burlesque più o meno latentemente abbia sempre permeato la mia vita e la mia immaginazione sin da bambina! Come cartoni animati non mi piacevano Candy o principessine varie ma ero affascinata da personaggi come “Fujiko e Margot” di Lupin o dalle sorelle di “Occhi di Gatto!”. Donne che oltre ad essere bellissime avevano un cervello, erano carismatiche e potenti, non ombre degli uomini!

Anche le pin-up mi sono poi sempre piaciute molto e tutto il mondo legato allo stile retrò dagli anni ’20 agli anni ’60 ma il primo e vero incontro con uno spettacolo di burlesque è avvenuto a Londra una decina di anni fa quando ho visto per la prima volta un’esibizione dal vivo e sono rimasta rapita dall’eccentrica eleganza dei costumi, dell’acconciatura e del make up e dalla naturalezza con cui la performer si divertiva spogliandosi sul palco, un vero piacere per gli occhi. Una celebrazione della femminilità in chiave seducente ma giocosa ed estremamente potente. Una donna padrona del palco e, per quei cinque minuti di esibizione, di ogni respiro, sguardo e pensiero di ogni singola persona nel club. La straordinaria performer in questione era Amber Topaz che poi, anche per avermi iniziato al Burlesque con il mio primo workshop, considero la mia Burlesque Mama.

Paolo: A chi o a cosa devi invece il tuo nome d’arte?

Scarlett: Allora il mio nome d’arte nasce dalla mia fascinazione per un personaggio di un gioco di ruolo che adoravo da piccola Cluedo un “murder mystery game” che riproduce le atmosfere dei gialli di altri tempi alla Agata Christie.

Questo personaggio era Miss Scarlet (lei aveva solo una t mentre io ne ho 2) incarnazione della Dark Lady della Femme Fatale dall’aurea misteriosa.
Scarlett significa inoltre anche Rosso ed il rosso porta con se tutta una simbologia legata alla passione nelle sue svariate declinazioni, dal mondo della sensualità a meandri più oscuri e torbidi e perfino assassini…
Sulla scelta di Scarlett non c’era dubbio, ora dovevo trovare qualcosa da abbinarci  ma la scelta è venuta molto naturalmente
 
Il mio “cognome” Martini viene infatti dalla mia predilezione per il famigerato liquore che mi è sempre piaciuto, oltre che per il suo sapore, per il suo logo semplice ma efficace, e per tutta la produzione di illustrazioni ad esso legata, per la sua presenza nei cocktail party dai ruggenti anni ’20 ai pop party degli anni ’60 ai quali mi sarebbe tanto piaciuto poter partecipare…alla cinematografia nella quale è protagonista come in James Bond..
 
Quindi Scarlett Martini equivaleva un po’ al Martini Rosso, che sentivo mi vestisse bene, e mi ricollegava anche ad un concetto di Italianità che con molti nomi d’arte spesso si perde.
Inoltre ho pensato che fosse un nome semplice da pronunciare anche all’estero ed è un nome che ho poi scoperto rimanere ben impresso nella mente del pubblico.
Semplice ma efficace; proprio come il logo del Martini di cui ho uno sticker anche sulla mia valigia degli spettacoli.
Ovviamente la scelta di chiamarmi Martini non poteva ignorare che ci fosse già da molti anni una “Martini” ben più celebre di me (Dirty Martini) per la quale nutro profondo rispetto ed ammirazione ed alla quale, prima di ufficializzare il mio nome ho scritto per chiederle se le avesse dato fastidio che mi chiamassi anche io Martini.
La sua risposta fu più che incoraggiante “welcome to the Martini Family babe!”
 
Ciliegina sulla torta: un giorno sfogliando il menu dei cocktail del Micca (il locale dove ho iniziato a lavorare) ho visto che c’era proprio un drink che si chiamava Scarlett Martini… L’ho provato e l’ho trovato delizioso. Naturalmente il battesimo si fa con l’Acqua Santa il mio, nel mondo del Burlesque, è avvenuto con quel Cocktail!
Paolo: Qual è la tua opinione sulla scena burlesque italiana, come ti ci senti dentro, e – per differenze o analogie – cosa pensi del panorama burlesque internazionale?
 
Scarlett: Ad essere sincera ho sentimenti contrastanti riguardo la scena italiana. Sicuramente si è evoluta molto da quando ho iniziato io – otto anni fa! – ci sono molte più serate, molte più performer, molti corsi dove poter provare questa arte sia a livello amatoriale che professionale, e questo è un bene perché, anche se su questa arte ci sono ancora molti pregiudizi e tabù, se si parla di “burlesque” le persone sanno a grandi linee di cosa si tratta: si è creato un pubblico fatto non solo da spettatori “one shot”  ma anche di persone che si sono appassionate e che seguono spettacoli regolarmente.

Quello che mi lascia un po’ l’amaro in bocca però è che la scena si è sicuramente espansa ed è cresciuta ma non si è molto evoluta. I canoni di riferimento sono ancora quasi sempre legati a Dita Von Teese e al Burlesque Classico. Con questo non voglio dire che sia sbagliato ma sicuramente limitante, il Burlesque è un contenitore così grande con così tante sfumature di glitter all’interno!

Il lato glamour è sicuramente una componente molto forte ma ce ne sono tantissime altre che ancora sono inesplorate in Italia. Tuttavia sono molto positiva e spero davvero che le cose cambino in tempi brevi.

E’ una grande responsabilità e proprio di noi performer abbiamo il dovere morale di far si che le cose cambino, questo è stato infatti uno dei motivi che mi ha spinto insieme a Vesper Julie ad aprire la Rome Burlesque SchoolMa il dovere morale non è solo di noi performer ma anche di produttori e organizzatori di eventi e festival che purtroppo sono ancora per lo più uomini mentre nel resto d’Europa e del mondo sono per lo più donne spesso performer stesse.

Ho la fortuna di esibirmi molto spesso all’estero affianco alle migliori performer internazionali e ci troviamo spesso a discutere anche della scena internazionale e quello su cui ci troviamo spesso a discutere è se il continuo fiorire di Festival (la maggior parte award) sia un bene o un male per la scena.

Non voglio suonare nostalgica ma quando ho iniziato i festival era qualcosa di prestigioso, un evento dove vedere le eccellenze,dove ci si rincontrava tra performer e ci si poteva conoscere o rivedere; dove ci si aiutava e ci si scambiava le idee e ci si dava consigli; dove magari c’era anche una serata dedicata alle “newcomers” ovvero le nuove promesse ma il clou del festival erano le serate di gala.

I  Festival erano davvero un’ottima vetrina per poter essere notati e stringere nuove collaborazioni.
Oggi invece la maggior parte dei festival, specialmente quando sono awards, non investono più nella qualità, non prevedendo alcun budget per le performer e di conseguenza vedono esibirsi esclusivamente ragazze alle prime armi o che lo fanno in maniera hobbistica. Non che non ci debba essere spazio per le future stelle del Burelsque ma non dovrebbe essere esclusivamente questo. Un caso eclatante di questo declino è il Festival di Londra che una volta era il più importante festival europeo ed ora è completamente ignorato da tutte le performer professioniste. Questa impostazione ha snaturato lo spirito dei festival incoraggiando uno spirito competitivo e individualista a discapito della qualità perché purtroppo, le performer professioniste sono ormai un miraggio a questo tipo di Festival.

Paolo: Qual è il tuo rapporto con il personaggio Scarlett Martini, o tra te di un tempo e quella che sei diventata da quando sei Scarlett Martini?

Scarlett: Sia il mio rapporto con il personaggio che il personaggio in se sono molto cambiati. Quando ho iniziato ad esibirmi ho dovuto farlo di nascosto per una serie di circostanze esterne. Questo ha influenzato anche il mio personaggio che esprimevo attraverso caratteristiche più legate alle pin up e ad una sensualità meno maliziosa; inoltre tenevo molto separate la mia vita privata da quella del personaggio.

Ancora oggi tengo molto alla mia vita privata ma allo stesso tempo Scarlett ha preso sempre più spazio nella mia vita compenetrandola attraverso i molteplici viaggi, le amicizie e le emozioni che mi continua a regalare. Negli anni Scarlett ha esplorato il mondo, molti stili, è cresciuta artisticamente, è diventata anche una performer di fuoco e il suo rapporto con la sensualità è molto più complice e irriverente.

Paolo: Hai progetti paralleli al burlesque?

Scarlett: Oltre agli spettacoli e alla Rome Burlesque School di cui sono insegnante e cofondatrice con Vesper Julie, ho un mio brand di cappelli e  accessori per capelli in stile vintage insieme alla produzione di alcuni accessori burlesque come pasties e lingerie per il palco: Bloody Sparkling

Fin da piccola mi è sempre piaciuto cucire e creare e adesso ho deciso di farlo ed anche con ottimi risultati! Ho partecipato a molti eventi importanti sia in Italia che all’estero portando le mie creazioni dallo storico Summer Jamboree di Senigallia al Salon Vintage di Vienna e all’ultima soddisfazione: essere stata chiamata ad esporre una delle mie creazioni a Londra durante la “London Hat Week” insieme ad alri 99 designer da tutto il mondo.

Link

Facebook: Scarlett Martini’s Burlesque – inst: Scarlett Martini – scarlettmartini.com

Facebook: Rome Burlesque School – inst: Rome Burlesque School – romeburlesqueschool.com

Facebook: bloodysparklingcreations – inst:Bloody Sparkling – bloody-sparkling.com

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Inquinamento Sociale – dedicato a #TizianaCantone

di Alessio Nicotra

Nato a Roma il 23 novembre 1981 sin dai bagliori spicca la sua predisposizione per i numeri che lo portano alla partecipazione delle Olimpiadi di Matematica del 1998. Si laurea a Roma in Ingegneria delle Telecomunicazioni nel 2008 iniziando un percorso di Marketing e Research & Development in strutture multinazionali High Tech, coniugando studi tecnologici a quelli antropologici e psicologici certificandosi anche in NLP nel 2013. Coltiva negli anni le sue passioni per la letteratura e soprattutto per la musica studiando in chitarra classica ed elettrica da maestri come Paolo Patrignani e Fabio Cerrone. Poeta e aforista inizia anche un percorso formativo di improvvisazione teatrale nel quale esprime le sue naturali doti creative in veste di attore.

Alessio Nicotra

Alessio Nicotra


Per poter guardare oltre il colore della pelle, la religione, la politica, la classe sociale, l’orientamento sessuale, focalizzare la persona, è necessario far crescere la propria anima lontano dall’inquinamento sociale: quella parte del pensiero umano inquisitoria e giudicatrice, che si sente superiore sul piano morale, etico, culturale e che può, oltre ogni ragionevole dubbio, indicare, decidere e condannare chiunque su qualsiasi argomento senza alcuna riserva, ma soprattutto attraverso un autorevolezza superbamente auto-concessa.

L’inquinamento sociale è una polvere sottile sempre presente nell’aria che respiriamo, che penetra nel pensiero attraverso i polmoni arrecando un senso latente di inquisizione circostante; ma il maggiore disturbo è quella schiavitù mentale che colpisce tutti coloro che non hanno la forza ed il coraggio di vivere la propria vita secondo il proprio essere senza barattarla con l’accettazione sociale.

La maggior parte delle filosofie di vita di ciascuno di noi passa per concetti preconfezionati (politici, religiosi, di classe, di clan) che vengono seguiti come cartelli stradali indicanti la direzione delle proprie scelte, senza critica, senza carattere; chi lo fa però viene ripagato dalla società stessa attraverso l’accettazione: quella percezione di appartenenza al gruppo, alle persone “normali”, che dona un senso di pace rispetto al mondo circostante.

Al contempo, la trasgressione a questo codice etico – alle regole imposte dal patrimonio genetico dell’inquinamento sociale – porta alla gogna da disconoscimento condita con ripudio e indignazione. Le persone a cui è riservato questo trattamento, se prive di buona autostima, respirano a pieni polmoni questo veleno che si posa nel loro strato comportamentale causando oblìo, morte psichica e purtroppo in casi estremi addirittura fisica.

La mia domanda è: perché siamo schiavi di questo meccanismo così malato e contorto che non raggiunge il vero scopo della vita ovvero essere se stessi?

Troppe persone credono di essere felici nelle loro vite costruite su misura al conformismo, ma a volte attraverso i loro stessi comportamenti nevrotici, violenti, ci si rende conto che non è così. Il loro squilibrio che fuoriesce attraverso queste manifestazioni violente, conferma il loro disagio interiore nel vivere una vita che non gli appartiene ma subconsciamente imposta dalla loro mancanza di coraggio nel ribellarsi all’inquinamento sociale.

E tra tutta questa gente c’è chi si incasella nell’elite bigotto/puritana/cristianopraticanteenon e si crogiola in sentenze, ad esempio, sullo stereotipo della donna amorale perché vive liberamente il sesso con più amanti o cerca in varie forme di pratiche sessuali il suo momento di essere se stessa. Gente che per dimostrare l’appartenenza alla classe moralista deride la Persona perché pubblicata in un video senza il suo consenso, propagando l’inquisizione e la gogna mediatica sulla sua condotta morale, causandone la morte. Lei, #TizianaCantone, che con il suo suicidio a 31 anni si inserisce nella lista delle vittime dell’inquinamento sociale. Inarrestabile, spietato e fidato soldato del conformismo.

A questa gente voglio dire che per me non siete nessuno. E per me non sarete mai esseri umani. A tutti voi va il mio più grande augurio di rimanere in questo stato da morti-viventi, di non vivere mai appieno la vita e morire senza mai aver vissuto. E soprattutto, che per il vostro modo di essere, la vergogna dovreste avere il coraggio di viverla anziché indicarla.

Allora è chiaro che la risposta alla domanda che mi sono posto è che questa gente non ha il coraggio di vivere la propria vita ed ha paura di chi lo fa e proprio per questo la rinnega.

E poiché l’unione fa la forza, raggruppandosi con i loro simili esercitando quel contagio che arruola sempre più deboli per i quali è più facile appartenere che criticare. Essere la massa, piuttosto che unici.

A chi, come me, crede che non esiste ciò che è giusto o sbagliato se non secondo la propria coscienza, e di conseguenza il rispetto del pensiero e della vita degli altri sia un bene prezioso da preservare per il benessere dell’umanità, ricordo che per combattere il conformismo e non cadere vittime dell’inquinamento sociale non servono bombe, spranghe, urla, cortei, guerre, ma raggiungere la consapevolezza del proprio io. Autocitandomi, “La vera rivoluzione è essere se stessi”.

#TizianaCantone

#TizianaCantone

Dedicato a Tiziana Cantone – #TizianaCantone

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