Rock e copertine erotiche

di Luca Garrò

“Luca Garrò scrive da anni su alcune delle più importanti riviste musicali e magazine on-line specializzati italiani. Tra le altre, ha collaborato o collabora con le testate Rockstar, Classix, Outune.net, Jam e Rolling Stone

Non serve una mente superiore, un sociologo o uno storico della musica per capire l’importanza dell’elemento sessuale ed erotico all’interno dell’iconografia classica e moderna della musica popolare.
Basti pensare a quella che viene considerata l’icona per eccellenza del rock, Elvis Presley: al di là dell’aspetto prettamente musicale, per altro non così innovativo, quello che fece diventare Elvis una sorta di archetipo della rockstar furono soprattutto gli ammiccamenti, le mosse pelviche, l’abbigliamento e la carica erotica che il personaggio sprigionava da ogni poro.

Una carica che veniva colta indistintamente da uomini e donne, a dimostrazione del fatto che un linguaggio non verbale come quello arrivasse ben a destinazione al di là del genere sessuale.
Proprio come tutte le forme di comunicazione, con l’andare del tempo, quello che in principio era fatto quasi con ingenuità, diventò routine e spesso vera e propria messa in scena, ma soprattutto venne utilizzato dalle grandi major discografiche per rendere più appetibile il prodotto musica. Inevitabile che anche le copertine degli album, così importanti prima che il formato cd e in seguito gli mp3 le rendessero quasi del tutto inutili, subissero una trasformazione in questo senso.

Sarebbe impossibile e sostanzialmente inutile fare un elenco delle cover più pruriginose o smaccatamente erotiche della storia del rock, visto che il movimento stesso ha tratto e continua a trarre linfa vitale tanto da Eros quanto da Thanatos, tuttavia qualcuna ha avuto più importanza delle altre. Il primo grande esempio di sexy cover, probabilmente la madre di tutte le copertine a sfondo sessuale, resta senza dubbio quella della celebre banana di Andy Warhol sul primo disco dei Velvet Underground, band che soprattutto grazie all’algida sensualità di Nico e alla mente superiore e perversa di Lou Reed fu in grado di incarnare ogni incubo della società americana benpensante della fine degli anni sessanta.

Non fu da meno quella di Sticky Fingers dei Rolling Stones, sempre ad opera di Andy Warhol, che indugiava sui jeans rigonfi di Joe Dallessandro, un giovane modello che gravitava intorno alla sua Factory, e non di Mick Jagger, come per anni la gente fu indotta a credere.

Da notare come tutte le personalità più influenti della controcultura musicale degli anni sessanta e settanta abbiano utilizzato l’aspetto sessuale ed erotico per scardinare ipocrisie e frustrazioni della società dei tempi: oltre ai casi citati, troviamo in prima fila anche John Lennon e Yoko Ono, in grado di scandalizzare pubblico e critica con i loro corpi nudi sulla copertina di Unfinished Music N° 1: Two Virgins, Hendrix con l’autocensurato scatto di Electric Ladyland, i Led Zeppelin di House Of The Holy e i suoi bimbi nudi che si arrampicano sul monte o Eric Clapton, che prima con la bambina nuda di Blind Faith e poi con la donna di schiena di E.C. Was Here entrò di diritto nella top ten delle immagini più lascive della storia della musica.

Singolare il caso dei Queen, fin dal nome pionieri di libertà sessuale e di pensiero, che si videro censurare l’immagine scelta per il doppio lato A Fat Bottomed Girls/Bicycle Race: dopo aver girato uno dei video più celebri di sempre con protagoniste decine di cicliste nude, la band fu costretta a disegnare delle mutandine alla ragazza che capeggiava sulla copertina del 45 giri.

Pur non avendo mai dato alle stampe album dalla cover esplicita, è doveroso citare l’importanza di un personaggio come Frank Zappa nello scardinare pregiudizi e  perbenismi ipocriti: vero outsider della musica popolare, Zappa, con i suoi testi folli ed espliciti, è andato a indagare ogni aspetto considerato “intoccabile” dalla società americana, contribuendo in maniera non quantificabile ad una libertà di espressione esistente spesso solo sulla carta.
Pur con meno vigore e censure, considerati i cambiamenti avvenuti nel tempo circa l’argomento, molti gruppi hanno continuato a basare la propria iconografia e ancora più spesso la loro proposta musicale sul sesso: è il caso dei Mötley Crüe e di un po’ tutto l’hair metal e il glam degli anni ottanta, così come in maniera più raffinata continua a fare Brian Ferry, memore delle storiche copertine dei suoi Roxy Music (su tutte, quella di Country Life).

Più l’abitudine alla nudità è diventata routine e più le nuove generazioni hanno cercato di calcare la mano, sfiorando spesso il porno e con risultati che in questa sede non ci interessa trattare, tuttavia un paio di album sono riusciti a mantenere viva la scintilla nata negli anni sessanta: parliamo dei peli pubici di Amorica dei Black Crowes, non a caso una delle band più retrò uscite negli anni novanta, e Is This It dei The Strokes, censurata in America per via della sua connotazione sadomaso. Insomma, la storia insegna che nonostante la liberazione sessuale di facciata, certi argomenti continuino a creare imbarazzo e disgusto in parte della comunità.

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