Marco Giusti: lectio magistralis sulla Commedia sexy all’italiana (parte 1 di 2)

di Paolo Bianchi

È il 28 marzo 2014 e il caro Marco Giusti, autore televisivo fichissimo (Blob, Matinée, Cocktail d’amore, Stracult, etc.), regista, critico cinematografico e storico del cinema (nonché archivio umano di chicche assolute) concede, in amicizia, per il Salotto Erotico Italiano quella che ho voluto definire una lectio magistralis (questa è la prima due parti che la compongono). Marco mi riceve in RAI: nel suo ufficio, dove tra la scritta al neon di Stracult, uno schermo che ci illumina con un film interpretato dai migliori Abatantuono, Cochi e Boldi, foto meravigliose alla parete e due suoi cordialissimi collaboratori, è officiata la mia colta iniziazione ad un genere cinematografico erotico unico e irripetibile: la Commedia sexy all’italiana. Riporto qui le parole del Maestro, interrotte di tanto in tanto da qualche mia ingenua domanda. 

M. Purtroppo non esiste uno studio scientifico approfondito sul tema, della serie: chi nasce? Dove nasce? Perché nasce? Chi sono i maestri? … Partiamo dalla struttura e dai filoni da cui è scaturito il genere: nel ’68 con “Grazie Zia” di Salvatore Samperi, che è una versione sexy della nouvelle vague, nascono le cose del tipo “Con la zia non è peccato” e soprattutto “Malizia”, dello stesso Salvatore Samperi (questa, a differenza di “Grazie zia”, è una commedia) e tutto il filone post-Malizia. 

Poi c’è il filone, che possiamo definire “scolastico”, e che nasce esattamente con Amarcord di Federico Fellini del ’73, perché da quello viene preso l’episodio della scuola, con Alvaro Vitali, e lo stesso viene riletto totalmente in chiave erotica e darà vita quindi ai vari pierini e simili. 

Laura Antonelli in "Malizia"

Laura Antonelli in “Malizia”

Poi c’è la Commedia all’Italiana (Alberto Sordi, Nino Manfredi, etc.): in genere si dice che la Commedia sexy sia una versione spuria della Commedia all’italiana, ma a noi interessa anzitutto comprendere cosa la Commedia sexy abbia preso dalla Commedia all’italiana: essa ha preso senz’altro certi personaggi grotteschi di Germi, tipo il Mastroianni coi baffi, però ci mette Giuffré, ci mette Pippo Franco, ci mette Lando Buzzanca …

A proposito di Lando Buzzanca: va detto che lui nasce all’interno della Commedia all’italiana, con Lattuada e Germi, e poi diventa addirittura il re della versione sudamericana della Commedia sexy (in Brasile, in Messico). Lando è pura “degenerazione” del personaggio di Risi, di Germi, di Monicelli, etc. Però da Lando vengono Giuffré, Tuccio Musumeci, ed altri venti mila.

Edwige Fenech e Lino Banfi

Edwige Fenech e Lino Banfi

A un certo punto, tuttavia, parte della Commedia all’italiana di Monicelli e Risi e degli altri si fonde con la Commedia sexy o comunque ne riprende certe cose, perché film come “Vedo nudo” o come “Sesso e volentieri”, praticamente si “sporcano” con la Commedia sexy. Ad esempio in “Sesso e volentieri”, di Dino Risi, c’è l’episodio dal titolo “Lady Jane” che vede l’attrice britannica Margaret Lee nei panni di una scoreggiona moglie di un ministro inglese: abbiamo qui prova evidente del fatto che la Commedia più “alta” abbia, ad un certo punto, rubato qualcosa dalla Commedia più “bassa”.

Tornando al discorso della struttura del genere, ai filoni da cui è nata la Commedia sexy all’italiana, dobbiamo sicuramente aggiungere Pier Paolo Pasolini con il Decameron del ’71, da esso sono infatti scaturiti i vari film decamerotici, tra questi troviamo ad esempio il film “Boccaccio” del ’72 con Enrico Montesano, Alighiero Noschese, Pippo Franco e Sylva Koscina e tutto il sotto-filone boccaccesco all’italiana.

In tutto questo hai la nascita, dalla metà degli anni ’70, del porno hard e dell’esigenza di far vedere atti sessuali espliciti. Tra commedia sexy e porno hard hai però una serie di film intermedi, a metà tra i due generi: un po’ hard e un po’ Commedia sexy.  In particolare con Joe D’Amato.  Molti di questi film venivano girati in versione doppia, con le scene hard come possibili inserti. Ma parte tutto questo, il genere che a noi piace e che ci interessa è un altro: con i suoi capolavori, i suoi film minori e i suoi classici.

Esattamente come il Western la Commedia sexy all’italiana vive un fenomeno di “esportazione”: in Brasile nasce proprio un genere ad essa ispirato e in Messico, come accennato, chiamano Lando Buzzanca per fare un film: “Il pupazzo” (1979, regia di René Cardona Jr.). Poi il genere si inserisce e gemma anche nelle cinematografie sporcaccione d’Europa: viene imitato con un filone in Spagna, in Francia, in Germania e in Inghilterra con i cosiddetti carry on, che è tutta una serie di film un po’ sporchi. Non so dirti se quello italiano sia il filone migliore o peggiore, ma posso dirti che a me piace abbastanza.

P. Secondo te il discorso di Tinto Brass è completamente parallelo o ha comunque a che fare con la Commedia sexy all’italiana?

M. A un certo punto si fonde un po’, però Tinto Brass nasce da un’altra parte: lui soprattutto con “La chiave” (1983) fa un cinema erotico d’autore legato ai classici, fa recitare attrici più qualificate e in due occasioni lavora con lo sceneggiatore Giancarlo Fusco, che scrive sia per lui che per Nando Cicero, grande regista della Commedia sexy, e per Mario Monicelli, grande regista della Commedia all’italiana.

Tinto Brass, a mio parere, più va avanti e più si avvicina alla Commedia sexy. Discorso a parte è da fare riguardo al suo film Salon Kitty (1975), che è insieme a Salò (1975) – ultimo film compiuto di Pasolini – il progenitore del genere Nazi-erotico (che è cosa molto diversa dalla Commedia sexy; due titoli Nazi-erotici sono “Kaput Lager – Gli ultimi giorno delle SS” (1977) e “La svastica nel ventre” (1977), ad esempio).

Tinto Brass semplicemente non è un autore che ha voluto fare commedia, lui ha fatto cinema erotico d’autore. “Action” (1979), in particolare, è rispetto agli altri suoi un film più teorico sull’erotismo.

C’è anche da dire che gli anni ’70, anche la fine degli anni ’70, sono in Italia un momento davvero esplosivo: anche politicamente, in quegli anni, si può fare tutto. È il grande momento di esplosione di ogni cosa, negli anni ’80 in realtà chiude o quasi il nostro cinema, è finito. Negli anni ’70 invece c’è appunto un’esplosione pazzesca di violenza, di libertà e di aggressività di ogni tipo, e la Commedia sexy nasce in questo contesto ed è un fenomeno interessante perché sono film comunque girati bene: Laurenti, registra di commedie sexy, è stato assistente di Steno e riprende quella scuola lì, facendo comunque un cinema a suo modo classico, e in questo è evidente la parentela con il ceppo originario della Commedia all’italiana. Ma già Steno rispetto ai vari Risi, Monicelli, Pietrangeli e Germi è su un piano un po’ più basso.

Nando Cicero invece viene da Rosi, ha tutta un’altra esperienza, fa un cinema molto più autoriale rispetto a Laurenti, più aggressivo. Michele Massimo Tarantini, che con Nando Cicero e Mariano Laurenti è uno dei più prolifici registi della Commedia sexy, fa un altro genere ancora che è un po’ più moderno, i suoi film sono più spinti sul sesso, più rapidi e montati anche meglio.

La_liceale

P. A tuo parere quali sono i picchi, in negativo e in positivo, nella Commedia sexy all’italiana?

M. Guarda hai certi film fantastici, ad esempio “L’insegnante” di Cicero è un film bellissimo. Poi c’è Luciano Salce che a un certo punto entra dentro al genere e fa “Vieni avanti cretino” (1982), che ha delle punte di erotismo con Michela Miti, ma lì ci si addentra nel barzelletta movie che è un’altra cosa. Tornando a Cicero: lui fa anche “W la foca” (1982), con Lory Del Santo, Bombolo, Michela Miti, Riccardo Billi … “W la foca”  è l’ultimo grande film della Commedia sexy, è anche un barzellette movie, ma è anche un film teorico sulla fine del genere.

I film di Mariano Laurenti, come “Classe mista” (1976), sono abbastanza buoni, quasi tutti. Poi tutta la serie militaresca delle soldatesse, di Fusco e Cicero, sono uno più bello dell’altro! A me piacevano meno i film di Sergio Martino, però “Giovannona Coscialunga disonorata con onore” (1973) …

Va detto, poi, che c’è una netta differenza, nella serie cosiddetta “didattica” della Commedia sexy, tra il primo film “L’insegnate” di Cicero e tutti gli altri dello stesso filone. Perché il primo è stato, rispetto ai successivi, molto più erotico ed era infatti anche vietato ai minori di diciotto anni, come credo anche “Malizia”. Però quando il filone lo prende in mano anche Laurenti – e pure Cicero lo continua – dalle “insegnanti” si passa anche alle “liceali” e risalta molto di più, rispetto a prima, l’aspetto comico su quello erotico.

Due parole sul lato letterario, importante sia al Sud che al Nord: al Sud abbiamo Ercole Patti e Vitaliano Brancati soprattutto, al Nord Piero Chiara. Queste sono le radici culturali da cui poi nascerà il genere che ci interessa.

Una volta nato il genere Commedia sexy, possiamo dire con “Malizia”, vediamo che l’attore Stefano Amato viene subito riutilizzato poi da Cicero ne “L’insegnate”, e allora vedi che c’è la comprensione del funzionamento del meccanismo, che poi consiste semplicemente nell’accostare alla comicità il nudo: meccanismo che darà appunto vita al filone della Commedia sexy. Tornando invece al filone nouvelle vague erotico di “Grazie zia”: va considerato che di lì a poco avremo Bernardo Bertolucci che fa “Ultimo Tango a Parigi” (1972), che sarà un successo pazzesco d’incassi. “Ultimo tango” vede alla fotografia Vittorio Storaro, che l’anno dopo lavorerà per “Malizia”, e poi c’è Maria Schneider, la scena del burro, etc.

“Ultimo tango” viene inoltre ripreso da Nando Cicero che con Franco Franchi fa “Ultimo tango a Zagarol” (1973) che, per tornare al discorso di prima, vede tra le attrici Franca Valeri, presa quindi dalla Commedia all’italiana … In Italia, insomma, la Commedia è purtroppo come un virus che si attacca e che come attacca si mangia i generi, o comunque riporta tutto quanto a sé.

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