Marco Giusti: lectio magistralis sulla Commedia sexy all’italiana (parte 2 di 2)

di Paolo Bianchi

È il 28 marzo 2014 e il caro Marco Giusti, autore televisivo fichissimo (Blob, Matinée, Cocktail d’amore, Stracult, etc.), regista, critico cinematografico e storico del cinema (nonché archivio umano di chicche assolute) concede, in amicizia, per il Salotto Erotico Italiano quella che ho voluto definire una lectio magistralis (questa è la prima delle due parti che la compongono). Marco mi riceve in RAI: nel suo ufficio, dove tra la scritta al neon di Stracult, uno schermo che ci illumina con un film interpretato dai migliori Abatantuono, Cochi e Boldi, foto meravigliose alla parete e due suoi cordialissimi collaboratori, è officiata la mia colta iniziazione ad un genere cinematografico erotico unico e irripetibile: la Commedia sexy all’italiana. Riporto qui le parole del Maestro, interrotte di tanto in tanto da qualche mia ingenua domanda…

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Marco Giusti

Marco Giusti

(parte 2)

G. Un grande sceneggiatore, che ha fatto molti film della Commedia sexy all’italiana è stato Franco Milizia. Che lavorava alle Ferrovie. Lui nacque come sceneggiatore di caroselli, ne ha fatti davvero una marea, e ha poi scritto moltissimi testi della Commedia sexy all’italiana; per Martino, per Cicero, per Mariano Laurenti, per tutti!

P. Ci dicevi che con “W la foca”, del 1982, finisce l’autentica Commedia sexy all’italiana.

G. Sì, quel film è preso giustamente a riferimento per segnare la fine del genere.

P. Quindi tutto quello che viene dopo non è ascrivibile al genere? Non c’è più Commedia sexy?

G. Finita, morta. Ma è morto anche il Cinema di genere. Con il ’76-’77-’78, con la nascita della TV a colori e coi film che vanno nelle nostre TV private, e quindi anche i film della Commedia sexy, che hanno una vita strepitosa su Canale 5, tutto finisce dal punto di vista del Cinema.

W la Foca (1982)

W la Foca (1982)

 P. Quindi i vari “Natale a …”, “Vacanze a …”, non sono film della Commedia Sexy?

G. No, quelli sono un’altra cosa. La vera Commedia sexy all’italiana chiude, appunto, nei primissimi anni ’80.

P. Quali sono le differenze tra il genere Commedia sexy e i film posteriori ai primi anni ’80?

G. Quelli venuti dopo non sono sexy, sì a volte usano la Fenech, usano Gloria Guida. Ma non hanno più quell’aspetto pruriginoso di prima. Tutti i personaggi della Commedia sexy vengono riciclati nella TV, tutti tranne Alvaro Vitali e Renzo Montagnani. Gianfranco D’Angelo, ad esempio lo ritroviamo nella trasmissione Drive-in. Una volta che tu porti quella roba lì in TV il genere è finito. A quel punto sono stati i film a rassomigliare a quello che si vedeva in TV. Qualcuno potrà dirti che è Pierino a segnare la fine di quella stagione. Pierino prodotto dalla Medusa, che se ne vergognava, tra l’altro, come fosse un sottoprodotto, fu diretto da Marino Girolami, il primo e il secondo, vi furono poi dei Pierini “apocrifi” …

Alvaro Vitali e Michela Miti

Alvaro Vitali e Michela Miti

 Alvaro Vitali fu il vero protagonista nuovo della Commedia sexy all’italiana, non essendo però un personaggio, quello di Pierino, capace di approdare alla TV, diventa di fatto il protagonista del canto del cigno del genere cinematografico. Pierino di distingue un po’ dalla Commedia sexy classica ed è progenitore del filone scolastico e soprattutto del barzelletta movie, che avrà un brevissimo periodo di vita. Capisci che quando arrivi alla barzelletta è finita: hai quattro-cinque colpi, e poi basta.

Per quanto riguarda la fine del genere non possiamo, inoltre, non citare Gianni Di Clemente, produttore socialistissimo, che produsse “La sai l’ultima sui matti?” (1982), dopo aver prodotto film come “La settimana al mare” (1981) e “Una vacanza del cactus” (1981). Lui decise di fare il contratto a coppia a Bombolo e Cannavale, divennero un duo, e fecero questi film qua. Loro c’erano entrambi già nei film di Tomas Milian, ma qui fu diverso perché diventarono i protagonisti del film.

Enzo Cannavale e Bombolo

Enzo Cannavale e Bombolo

P. Dopo la fine della Commedia sexy cosa accade esattamente?

G. Dopo ci furono i Vanzina, che cambiarono lo stile. Da “Sapore di mare” in poi creano un nuovo equilibrio: loro sono molto più televisivi. Diventa tutto più televisivo. P. Hai detto, prima (vedi parte 1 dell’intervista, ndr), che la Commedia all’italiana ha poi preso qualcosa dalla sua “figlioccia”, ovvero dalla Commedia sexy. Cosa prese esattamente?

G. La Commedia all’italiana prese soprattutto gli attori dalla Commedia sexy. Ti faccio un esempio: prendere Renzo Montagnani per “Amici miei – Atto II” di Mario Monicelli, significava fare una cosa “sporca”, perché lui era un attore di “commedia bassa”. Alla fine degli anni ’70, inoltre, ci furono delle commistioni tra la commedia di “serie A” e quella di “serie B”, specie in certi film a episodi: si mischiarono attori di “serie A”, come Renato Pozzetto, Adriano Celentano o Paolo Villaggio, con attori di “serie B”, come Lino Banfi. Infatti Banfi ambiva a fare questi film per raccattare uno status, perché lui era sporchissimo: partiva dall’avanspettacolo, quello basso. Banfi negli anni ’80, ed anche oggi, è comunque considerato sporco rispetto ai grandi. Quando Villaggio e Banfi fecero insieme “Fracchia e la Belva umana” (1981), Villaggio era il comico pulito e Banfi il comico sporco. Quando poi Banfi fece, con Dino Risi, il “Commissario Lo Gatto” (siamo ormai nel 1986), per lui è stata una cosa enorme, e già con “Vieni avanti cretino” (1982) di Salce, fu un grande passo avanti per lui.

Il Commissario Lo Gatto

Il Commissario Lo Gatto

P. Ci sono libri sul tema della Commedia sexy all’italiana che consiglieresti?

G. Di libri ce ne sono diversi, ma tutti superficiali. L’argomento è molto complesso, andrebbe fatto un lavoro scientifico serio: mettere apposto gli anni, capire gli incassi, infatti mi sa che lo farò un libro sul tema. Però ci vuole un po’ di tempo, molti dei protagonisti sono morti e tanti altri ricordano molto poco, purtroppo.

Appunti di Marco Giusti, presi durante la nostra piacevole intervista.

Appunti di Marco Giusti, presi durante la nostra piacevolissima intervista

P. Cosa aggiungere, in conclusione?

G. Una cosa c’è: riguarda i fratelli Martino, uno produttore e uno regista. Loro decisero, già con un’aria di vicinanza a Canale 5, di fare film tipo “Cornetti alla crema”, del 1981, con Banfi, la Fenech, etc … e altre cose simili, tentando di fare commedia più “alta”. Questi film li considerano di “serie A” e più “civili” rispetto alle “soldatesse”, etc … Ricordo però che io vissi, all’epoca, quel tentativo come un profondo tradimento. Il tutto era ormai diventato borghese, il genere autentico era morto ed era stato tradito da tentativi come questi. Penso che il film “Sabato, domenica e venerdì” (1979) avesse dato loro la forza necessaria per tentare questa operazione qua. Il mio pensiero era rivolto alla Commedia sexy che, come ricordo bene, riempiva i cinema ovunque: a Roma, a Perugia, a Triste … a Torino era pienissimo! Era sempre un pubblico coatto, assolutamente non intellettuale.

 

Vitali con Carmen Russo in una scena di "Paulo Roberto Cotechiño, centravanti di sfondamento" (1983)

Vitali con Carmen Russo in una scena di “Paulo Roberto Cotechiño, centravanti di sfondamento” (1983)

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