Romanzo “Carne e Ossa” di Lisa Emme – Milena Edizioni

di Andrea Corona

Carne e Ossa«Le lancette del dolore avevano fatto il giro completo. Le parole dettate dal furore e dall’ira, si sa, possono ferire più di qualsiasi arma, ma quelle di R. mi fecero ancora più male perché si fondavano su un sentimento, per quanto possibile, peggiore dell’odio: l’indifferenza»

Narrata in prima persona, quella di “Carne e ossa” (Milena Edizioni, Collana di letteratura erotica, 12 euro) è una storia appassionata, che racconta delle tribolazioni dell’animo umano quando si trova alle prese con la sua affezione più travolgente e spietata: l’amore erotico. Ovvero, quando l’incontro con un uomo segna un vero e proprio passaggio biografico nella vita di una donna, quando esaltazione, scoramento, euforia, depressione, furore, disprezzo di sé e gioia si alternano in un moto altalenante capace di obnubilare persino l’amore materno.

Con questa vicenda, una vicenda di “azione” e “passione” nei loro sensi più propri, una vicenda personale e universale insieme, il lettore si troverà dinanzi una situazione di tutti i giorni, eppure eccezionale e irripetibile. Sì, perché Maria è una donna come tante. È una persona semplice e tranquilla, una madre single che nei fine settimana fa visita ai genitori. Finché una sera, al tavolo della cena, mentre guarda distrattamente una fiction televisiva, la sua vita viene sconvolta:
«Sollevai lo sguardo e vidi lui, un attore bello quanto dannato. Un primo piano del volto mi diede la possibilità di guardarlo negli occhi, belli e mediterranei. Riusciva a bucare lo schermo e a entrarmi subito dentro, senza neppure concedermi il tempo di metabolizzare quel che mi stava accadendo. Come un demone lussurioso e crudele, prese possesso non solo del mio corpo, ma anche della mia anima. Non potevo respingerlo, sebbene volessi farlo, e nonostante lui non fosse altro che la proiezione di un’immagine. Eppure ero sua, e nei miei pensieri lui era già mio.»
È evidente che, con questo romanzo, Lisa Emme propone una nuova declinazione dell’amore, quello in cui il principe azzurro veste i panni del divo e, nella fattispecie, del protagonista di fiction e telefilm. Molto interessante, a questo proposito, il ruolo giocato dal televisore:
«Da allora, quello che per me non era altro che un superfluo oggetto di arredamento, divenne un indispensabile filtro per poterlo incontrare. Uno speciale filtro d’amore.»
A questo punto Maria, dopo le prime fantasie proibite, capisce di non potersi accontentare e decide allora di attuare un piano: iscriversi a Facebook e dedicare una fanpage all’oggetto dei suoi desideri nella speranza di attirarne l’attenzione. Ed ecco che allo schermo del televisore fa seguito lo schermo del monitor del portatile. Un amore schermato, dunque, come è d’uso ai giorni nostri, ma non per questo un amore disonesto. Al contrario, come si legge nella bella riflessione sul teatro:
«Guardando le maschere, l’una felice e l’altra triste, simbolo della commedia e della tragedia, mi convincevo ancor più dell’importanza di essere onesti con i propri bisogni istintuali. […] La vita non è fatta di semplice ottimismo, perché il male esiste; ma non è fatta neanche di solo pessimismo, perché esiste il bene. Quelle maschere mi fissavano e, attraverso i loro ghigni, mi dicevano tutto questo, mi parlavano della comune origine di Eros e Thanatos, e mi sussurravano che c’era ancora una possibilità: la possibilità che, pur in presenza del rancore, ci fosse sempre posto per sentimenti nobili. E concludevano, prima di congedarsi con un inchino, che è propriamente questo gioco, fatto di riso e pianto, che dà alla vita il suo senso tragico».
Un ruolo importante (in quella con R. come anche in altre relazioni di Maria) verrà giocato dalle maschere, in qualsiasi senso vogliamo intendere questa frase, sembra volerci dire Lisa Emme. E noi, senza svelare troppo della trama, possiamo anticipare che, quando l’amore incontra la perversione, e la passione incontra la disperazione, non resta altro da fare, per una donna, che trasformarsi in predatrice e diventare essa stessa oggetto di desiderio:
«Sollevai alto il calice di vino, che ad ogni sorso mi accompagnava nella mia metamorfosi, per brindare alla mia nuova identità».
È il punto di non ritorno, quello che trasforma la mite Maria in una femme fatale e che fa di “Carne e ossa” un romanzo stuzzicante, molto ben scritto e con tanti passaggi decisamente piccanti.