Intervista a Peggy Sue: tra burlesque, mutandine e Tarantino!

di Paolo Bianchi

Paolo: Peggy Sue, grazie anzitutto per aver concesso questa intervista al Salotto Erotico Italiano

Peggy: Grazie a voi!

Paolo: Raccontaci di come è avvenuto il tuo primo incontro con il burlesque, raccontaci di quel periodo

Peggy: All’inizio eravamo pochissime: c’era Eve La Plume a Milano, più altre sette o otto a Roma credo. 

Il primo spettacolo di burlesque lo vidi per caso al Micca Club: una mia amica mi chiamò e mi disse se volevo accompagnarla a seguire una lezione di burlesque; io non sapevo neanche cosa fosse. Quando me lo spiegò aggiunse che  aveva chiesto a me di andare perché sapeva che ero abbastanza matta per accettare la proposta. Ha avuto ragione.

La sera prima della lezione andai a vedere lo show di quella che mi insegnò i primi passi del Burlesque: lei  era  Miss Amber Topaz, fantastica! Mi innamorai! Sarà stato il 2009 o 2010. Lei fece un numero ispirato a Pulp Fiction di Tarantino ne rimasi colpita e dissi a me stessa che nella vita avrei voluto fare quello, è stato amore a prima vista! Fino a quel momento avevo fatto teatro, ma capii che la mia strada era il burlesque.

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Quella sera si esibirono quattro diverse performer, ma nessuna delle altre tre mi colpì quanto Miss Amber Topaz, per me il burlesque era quello che lei espresse. Il giorno dopo , finita la lezione, mi disse in disparte che ero nata per fare questo e mi invitò a fare le selezioni per l’Accademia del Burlesque del Micca Club, che era allora gratuita: preparai il numero tutta l’estate e passai le selezioni: ero felicissima!

L’insegnante e regista dell’accademia del Micca era Mselle Agathe e in quell’anno con lei ho imparato tantissimo. Mi piaceva lavorare con lei perché eravamo concettualmente sulla stessa lunghezza d’onda: entrambe vedevamo il burlesque come un’arte femminista alla base, che rappresentava la donna non più come oggetto sessuale ma come soggetto di qualsiasi storia sensuale volesse raccontare.

Paolo: Dicci delle prime sensazioni ed emozioni da performer

Peggy: Appena un mese dopo mi esibii nel mio primo spettacolo burlesque. In scena ero molto agitata. Ero abituata al palcoscenico perché lavoravo a teatro come attrice ma la prima volta nel burlesque ero comunque molto agitata perché avrei dovuto spogliarmi! E avevo un pessimo rapporto con il mio corpo.

Inventai allora un act in cui interpretavo la spia e alla fine aprivo una cartellina con la scritta “Top Secret” che mi copriva il seno, ma Agathe insistette e mi convinse a farla cadere! Fortunatamente prima dello show avevamo bevuto champagne ed ero un po’ brilla!

Per un anno preparai uno spettacolo al mese. Dopo il lavoro, mi cucivo i costumi da sola. Oggi li disegno ancora, ma essendo più complessi  non sono più io a realizzarli.

Paolo: come hai scelto il tuo nome d’arte? Peggy Sue

Peggy: dovevo trovare il nome in una sola settimana, perché sarei andata in scena e serviva per le locandine. Così una sera guardando Pulp Fiction – che ritorna – alla scena in cui Mia Wallace viene chiamata Peggy Sue da un cameriere vestito da Buddy Holly, mi si è accesa la lampadina, avevo trovato il nome! Mi sono innamorata del burlesque guardando un act ispirato a Pulp Fiction e allo stesso film devo anche il mio nome d’arte!

Paolo: fantastico! Che tipo di performer sei?

Peggy: sicuramente ironica: mi diverto molto quando mi esibisco. Cerco il contatto con il pubblico, il ché non significa guardali tutti, quello che conta è l’intenzione. Dico spesso alle mie allieve che quello che conta sono i pensieri che si hanno, la storia che si vuole raccontare, il gioco e quello che si vuole comunicare. Senza questo sarebbe un’esibizione vuota. Il burlesque è teatro e il teatro è incontro, è rapporto con il pubblico di cui non si deve  cercare l’approvazione  ma lo si deve coinvolgere ed essere per esso  accessibile ma irraggiungibile!

Paolo: ti esibisci anche all’estero?

Peggy: mi sono esibita all’estero, ma adesso molto meno perché sto seguendo altri progetti molto impegnativi.

Paolo: com’è il pubblico estero rispetto a quello italiano?

Peggy: per fortuna riesco a conquistare qualsiasi tipo di pubblico. Qui in Italia mi è capitato persino di esibirmi davanti a dei bambini! Sicuramente nel nord Europa, parlo dell’Inghilterra, della Germania… Il pubblico si sente molto più coinvolto e non si vergogna a partecipare. Qui siamo meno abituati allo spettacolo e si tende di più a confondere il burlesque con uno striptease.

Paolo: prima parlavi di altri progetti che stai seguendo: dicci qualcosa

Peggy: il nuovo progetto che sto seguendo è la mia e di una mia amica (Sara Peppucci) linea di lingerie: “Mutandine Facili da Togliere”. Una linea di lingerie che per il momento fa solo mutandine. Non ci sono reggiseni, perché pensiamo che non ci sia motivo di abbinare necessariamente mutandine e reggiseno: viva la libertà!

Abbiamo unito diverse passioni e interessi: c’è sicuramente l’impronta del burlesque e del gusto per il vintage e per quanto mi riguarda c’è dentro anche la mia grande passione per le mutandine: ne ho circa ottanta paia, una passione molto comoda perché non ingombrano! Ci è venuto in mente di creare una linea che coniugasse comodità e sensualità – che spesso non vanno d’accordo! 

La linea strizza un po’ l’occhio alle mutandine degli anni ’50, ma rese  contemporanee.

Sono tutte a vita alta ma con delle particolarità molto sexy. Sono un invito al godersi la vita!

Apriremo a breve uno shop on-line. Non ci sono reggiseni, perché pensiamo che non ci sia motivo di abbinare necessariamente mutandine e reggiseno: viva la libertà!

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