Dissolute Assolte, sono le Donne del Don Giovanni

di Alessio Nicotra


La proposta al teatro Arciliuto del regista ideatore e sceneggiatore Luca Gaeta nasce dalla personale lettura e contemplazione del corpo della famosa opera di Mozart da cui estrae una costola: le Donne del Don Giovanni. Un concetto di uomo espresso in forma femminile.

Prostitute. Dissolute perpetrando una professione. Un aggettivo riferito al corpo venduto ma non all’anima.

La loro dissoluzione è conseguenza dell’amore non corrisposto, ma ancora vivo, per Don Giovanni: un amore nato attraverso la menzogna che il vile seduttore sfoggiava e lustrava ad ogni adescamento per un solo unico obiettivo e scopo!

L’inganno però non svanisce nel nulla alla fine dell’amplesso come Don Giovanni stesso, anzi ciascuna vittima resta marchiata dall’unico segno indelebile del suo passaggio: il dolore e la disperazione di un amore dissolto. L’abbandono di ogni speranza di una vita felice è nella concessione del proprio corpo alla mercé di ogni uomo, di ogni Don Giovanni che periodicamente usa e sfrutta il corpo senza curarsi dell’anima.

Assolte, perché il loro mestiere è spregiudicatamente immorale e pendice della circonvenzione, o contemporaneamente peccato ed espiazione.

Don Giovanni è spinto dal desiderio di avere sempre una nuova donna da conquistare, conquistare il corpo ingannando l’anima senza curarsi delle conseguenze e senza pentirsene; Don Giovanni è una figura dell’uomo, il maschio conquistatore senza scrupoli che calpesta la sensibilità delle donne per il suo piacere fisico, per la sua fama di seduttore, per quel posto all’inferno che lo inghiottirà squarciando la terra sino a farlo sprofondare nel buio più scuro della sua anima nera. Le sue donne sono lo strascico di matrimoni promessi ed incompiuti e di amori straziati in nome dell’Eros: ciò che muove un uomo verso la sua brama.

Eros appunto, qualcosa che spinge l’uomo a deflagrare qualsiasi cosa che si interponga tra sé ed il suo desiderio, a qualunque costo. Ma allora è un Dio o un Diavolo? A voi l’ardente quesito.  

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