“Le lacrime amare di Petra Von Kant” di R. W. Fassbinder

di Alessio Nicotra

In una stretta via di Trastevere dal sapore ormai natalizio, dopo il successo della scorsa primavera rivive il pensiero di uno dei più grandi geni del teatro e del cinema degli anni 70. L’adattamento ad opera del regista Luca Gaeta del capolavoro “Le lacrime amare di Petra Von Kant” di Rainer Werner Fassbinder.

Rainer Werner Fassbinder

Rainer Werner Fassbinder

Nell’eteroclito Teatro Stanze Segrete, grazie alla magistrale bravura delle sue attrici – Licia Amendola (Petra Von Kant), Valentina Ghetti (Karin) e Caterina Gramaglia (nel doppio ruolo di Marlene e Valerie) – alle quali chiede di replicare quel colore recitativo artefatto e innaturale voluto dall’autore, Luca Gaeta riesce a farti specchiare. Sfogliando le proprie esperienze sentimentali, è inevitabile rivedersi talvolta nella posizione di Petra, stilista ricca e borghese di fama mondiale vittima dell’amore smisurato per la giovane Karin di cui diventa manichino, o dell’acerba Karin che muove il suo manichino esercitando il potere dell’amore come arma di controllo alla quale tutti noi, almeno una volta, abbiamo alzato le mani in alto in segno di resa; oppure di sfondo, come Marlene: la devota donna di servizio silenziosamente innamorata di Petra, usata nella sua dipendenza per coltivare il grande fragile ed instabile ego della diva Von Kant.

Questo gioco di perdizione tra alienamento e avidità, sentimenti e dominio, pone l’accento sull’essere deliberatamente accecati dall’amore, tanto da concedersi completamente a servizio del nostro egemone. Manichino.

Questo concetto mi rievoca un altro capolavoro dell’arte contemporanea: Rythm 0 di #MarinaAbramovic del 1974, due anni dopo l’opera di Fassbinder, presso Galleria Studio Morra di Napoli, nel quale l’artista serba si propose al pubblico come oggetto al fianco di un tavolo pieno di altri oggetti (boa, trucchi, catene, lametta, pistola carica con un solo colpo, corda, una rosa, etc.) che in totale libertà potevano essere utilizzati su di lei.

L’opera d’arte, in questo caso, fu la reazione del pubblico che cercava di trovare i limiti della sopportazione umana sia del corpo ricevente e sia di se stessi: misurando la capacità di tolleranza della propria brutalità nell’esercizio del potere. Marina Abramovich si calò così tanto da restare immobile: impugnando una pistola carica che le puntarono alla gola, ai tagli da lametta prima sui vestiti poi sulla sua pelle, al palpeggiamento delle parti intime ed a tutte altre forme di raccapricciante disumanità. “Passiva per 6 ore come un burattino” commentò la stessa Abramovich nell’intervista a fine performance.

Marina Abramović

Marina Abramović

Entrambe le opere rilanciano l’attenzione ad uno dei più grandi bachi della struttura della nostra società, ovvero il concetto di abuso di potere, in condizioni in cui la limitazione è assoggettata esclusivamente all’autodeterminazione. Dare un grande potere a chi non ha la consapevolezza del suo reale valore ovvero è incapace di valutarne le potenzialità nel corretto utilizzo e le conseguenze dell’abuso, determina inevitabilmente un danno a se stessi ed agli altri. Per chi come me ricorda il goliardico ma saggio Carlo M. Cipolla in “Allegro ma non troppo”, questa è la definizione che lo scrittore pavese dà per la categoria degli stupidi.

Ed il risultato scontatamente logico di Rythm 0 è che si crea un danno quando si concede potere a persone stupide che non sono in grado di farne buon uso. Una pistola è potere, la bellezza è potere, soldi è potere, l’amore è potere, superiorità gerarchica è potere. Cosa siamo capaci di fare quando abbiamo a disposizione il potere, quando qualcuno si pone alle nostre dipendenze: come Marlene rispetto a Petra, come Petra rispetto a Karin, come Marina rispetto al pubblico.

In filosofia oggetto, etimologicamente gettare innanzi, è qualsiasi cosa ci venga posta davanti che percepiamo diversa da noi che non fa parte di noi, quindi esterna all’anima. Quando abbiamo questa percezione la nostra natura si manifesta e si sfoga, non sempre curandosi delle conseguenze che può causare sia sull’altro, immediatamente visibili, sia su se stessi: perché i segni di ciò che compiamo su quell’oggetto li avremo indelebili anche noi e ci marchieranno più dei tagli di quella lametta che abbiamo sferzato nell’aria per sfogare la nostra sete di dominio. Nessuno può accecare se stesso mentre violenta la propria coscienza. E le cicatrici saranno sempre sotto i nostri occhi a differenza di quelle sull’altro.

Fassbinder raccoglie la debolezza dell’uomo e raffigura la superbia e la prostrazione ponendo allo spettatore una protagonista che prima è dominatrice del potere e successivamente ne è sopraffatta. In questo equilibrio di squilibri esprime l’immagine dell’essere umano che nella sua umanità si rende disumano e se ne accorge solo quando è vittima e non quando è carnefice: la sua posizione di vantaggio sovverte l’umanità che invece richiede nella posizione di asservito.

L’amore oltre a essere potere è anche il sentimento più nobile dell’uomo, quello che lo rende realmente superiore. E se manifestasse il suo essere superiore non attraverso l’esercizio del suo potere nella società o nei confronti dell’inerme Terra ma attraverso l’amore, tutto ciò che ci circonda non avrebbe ricevuto danno ma beneficio.

L’Intelligenza è l’azione che reca vantaggio a tutto ciò che raggiunge.

Fassbinder fotografa l’amore come quel potere così grande da rendere chiunque un semplice manichino in attesa di essere spostato. Muoviamolo nella direzione giusta ogni volta che possiamo e genereremo il bene sia per noi stessi che per ciò che ci sta intorno. Un messaggio chiaro, che semplicemente chiede di rinunciare a guardare le altre persone come esterni a noi e alla nostra vita, quindi di avvicinarle e lasciare che l’essere liberi dal giudizio e dall’impunità persegua quell’umanità tale da sentire oggetto solamente tutto ciò che è inanimato. Utilizzare con intelligenza, anche singolarmente, il potere dell’amore, può pervadere il mondo di umanità.

Grazie a Luca Gaeta e alle sue formidabili attrici per questo viaggio di cui ho già prenotato un nuovo biglietto. (dal 19 al 23 Dicembre ’17 – Teatro Stanze Segrete).

 

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Intervista video 1https://youtu.be/Qn5DkcGavUw

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